martedì 20 novembre 2007
Itaca
Non incontrerai i Lestrigoni né i Ciclopi, né il feroce Nettuno se non li porti dentro il tuo cuore, se non li innalza il cuore davanti a te.
Desidera che la strada sia lunga, e siano numerosi i mattini d’estate in cui con gioia – oh, quale gioia! – tu entrerai in porti visti per la prima volta. Fai scalo agli empori Fenici e acquista quanto hanno di più bello: coralli e madreperle, ebano, ambra e voluttuosi profumi d'ogni specie: compra voluttuosi profumi, quanto più puoi.
In Egitto visita molte città, e non smettere mai d’imparare dai loro sapienti. Sempre Itaca ci sia nella tua mente: arrivarci è il tuo destino.
Ma non affrettare il tuo viaggio: meglio che duri lunghi anni, e vecchio tu giunga all'isoletta già ricco di quanto hai guadagnato lungo la strada, senza aspettare ricchezze da Itaca: Itaca t'ha dato il bel viaggio; senza di lei non ti mettevi in cammino, altro non ha da darti. Anche se la trovi povera, Itaca non t’ha ingannato: così saggio come sei dopo tante esperienze, ormai hai capito cosa significa viaggiare in cerca d’Itaca.
Konstantin Kavafis
giovedì 8 novembre 2007
L'omicidio fra le baracche di Tor di Quinto
Ma non è di questo che vorrei parlare, bensì di un particolare che mi ha colpito nel telegiornale serale, la sera dell'omicidio, dove venivano mostrate in carrellata le baracche (è un eufemismo definirle tali...) dove viveva il gruppo di Rumeni del quale anche chi ha ucciso Giovanna faceva parte. Si diceva: "nei prossimi giorni queste baracche saranno abbattute...". Tutti quei precari ammassi di lamiere e cartone, fra l'altro, sorgevano a pochi metri dall'Aniene.
Una domanda allora sorge spontanea: ci voleva il morto per accorgersi delle condizioni subumane nelle quali vivono persone che abbiamo comunque fatto entrare nel nostro paese? I provvedimenti presi da Cofferati a Bologna contro gli insediamenti abusivi, che hanno fatto stracciare le vesti a tanti demagoghi (anche di sinistra), non erano forse giusti? C'era in questo anche l'intento di sventare alluvioni e altri disastri annunciati.
Cosa si pensa che possa proliferare in situazioni così purulente e inumane, se non il crimine che un giorno esplode in tutta la sua efferatezza?
È davvero uno strano paese, il nostro: facciamo entrare migliaia di irregolari perché sono la manovalanza ideale per la mafia e per i nuovi caporali, li sistemiamo su brande sgangherate o per terra, ammucchiati in baracche, ci tappiamo il naso e gli occhi e li sfruttiamo al nero nei nostri cantieri, per la raccolta dei pomodori e anche per molto altro, dopodiché appena uno di questi "servi della gleba" deraglia completamente gridiamo allo scandalo e invochiamo la questione sicurezza.
Dobbiamo avere il coraggio di mettere il dito nella piaga, anche nella nostra, guardarci allo specchio e riconoscere quanto questi disgraziati ci fanno anche comodo, e quanto poco ci interessa veramente la condizione nella quale sono costretti a vivere in uno stato di diritto.
giovedì 25 ottobre 2007
La soluzione finale
21 ottobre 2007
La soluzione finale
Dal Blog di Corrias, Gomez, Travaglio
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Due settimane fa, ad Annozero, avevo evocato Licio Gelli e il Piano di rinascita della P2 e me ne hanno dette di tutti i colori. In realtà, ero stato troppo ottimista. Ormai siamo oltre Gelli, oltre la P2. Siamo al golpe politico-giudiziario. Per una volta, inseguire gli aspetti tecnico-giuridici della decisione del Procuratore generale di Catanzaro di strappare di mano l’inchiesta “Why Not” su Prodi, Mastella & C. al titolare, cioè al pm Luigi De Magistris, è inutile e fuorviante. Meglio andare subito alla sostanza, che è questa: il magistrato che aveva raccolto elementi sufficienti per indagare Mastella per abuso, truffa e finanziamento illecito, cioè riteneva di aver trovato i soldi, non potrà portare a termine la sua indagine, ormai in dirittura d’arrivo. Il fascicolo passerà a un altro magistrato, che impiegherà mesi per studiarsi tutti gli atti. E, se non vorrà fare la fine di De Magistris - attaccato da destra e da sinistra, difeso da nessuno, ispezionato per mesi e mesi, trascinato dinanzi al Csm, proposto per il trasferimento immediato e infine espropriato del suo lavoro - ascolterà l’amorevole consiglio che gli danno il governo e l’opposizione una volta tanto compatte: archiviare tutto, lasciar perdere, voltarsi dall’altra parte. Checchè se ne dica, questa non è una questione privata fra De Magistris e Mastella. Questa è la soluzione finale dopo vent’anni di guerra della politica alla Giustizia. E’ il coronamento del sogno dei vari Gelli, Craxi e Berlusconi di fermare sul nascere le indagini sul potere. Gelli, Craxi e Berlusconi, nella loro ingenuità, pensavano che per farlo occorresse modificare la Costituzione, scrivendoci che la carriera dei pm è separata da quella dei giudici e che le procure devono obbedire al governo. Mastella e chi gli sta dietro hanno capito che non occorre cambiare le norme: basta creare le condizioni di fatto perché tutto ciò accada. Appena un pm apre un fascicolo sugli amici di un ministro, se ne chiede il trasferimento (del pm, non del ministro). Anche se la richiesta non sta in piedi, non importa: quando il magistrato arriverà al sodo, salendo di livello dagli amici del ministro al ministro stesso, il ministro sosterrà che il pm lo fa perché ce l’ha con lui. E, col gioco delle tre carte, riuscirà a convincere qualche alto magistrato a scambiare le cause con gli effetti e a scippare l’indagine al pm per “incompatibilità”. Come se fosse il pm ad avercela col ministro, e non il ministro ad avercela col pm. Si chiama “guerra preventiva”, e non l’ha neppure inventata Mastella. L’aveva già teorizzata Mao: “Colpirne uno per educarne cento”. Funziona.
Leggi l'intervista a De Magistris di Attilio Bolzoni da repubblica.it
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creato da marco_travaglio il 21/10/2007 alle 17:57