Le elezioni sono vicine, anzi alle porte. Il panorama è desolante, ha l'odore dei rifiuti della Campania, ma forse questo paragone la offende.
Comunque si voti, e comunque vada, non dimentichiamo a prezzo di che sacrifici è stata liberata e voluta questa Italia, che oggi tanti volgari ignoranti sporcano e umiliano per i propri biechi, bassi interessi.
Per le origini del brano che segue, ringrazio Wikipedia.
Albert Kesselring, che durante il secondo conflitto mondiale fu il comandante delle forze armate germaniche in Italia, a fine conflitto (1947) fu processato e condannato a morte per i numerosi eccidi che l'esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini (Fosse Ardeatine, Strage di Marzabotto e molte altre). Successivamente la condanna fu tramutata in ergastolo, ma egli venne rilasciato nel 1952 per le sue presunte gravi condizioni di salute. Tale gravità fu smentita dal fatto che Kesselring visse altri otto anni libero nel suo Paese, ove divenne quasi oggetto di culto negli ambienti neonazisti della Baviera.
Tornato libero, Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento. In risposta a queste affermazioni Piero Calamandrei scrisse la celebre epigrafe "Lo avrai, camerata Kesselring...", il cui testo venne posto sotto una lapide ad ignominia che il comune di Cuneo ha dedicato a Kesselring, poi affissa anche nel comune di Montepulciano, in località Sant'Agnese.
********************************************************
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
venerdì 11 aprile 2008
Lapide ad ignominia
domenica 10 febbraio 2008
Lettera aperta di Franca Rame al Presidente Prodi
Riporto questa lettera, che mi sembra incarni il sentimento di molti.
Per le fonti, il blog Voglio scendere di Corrias, Gomez e Travaglio e quello di Franca Rame.
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
8 febbraio 2008, Roma
Gentile presidente Prodi,
mi scusi se la disturbo, ma non posso farne a meno: ho una domanda da porLe che riguarda un grosso problema morale a cui La prego cortesemente di rispondere. Sono giorni che con grande malessere e malinconia, mi ritrovo a ragionare da sola sul susseguirsi degli avvenimenti, cercando di ricostruire come si sia arrivati a questa catastrofica situazione. Per capirci qualcosa dobbiamo partire dall'inizio della storia, rivederci i passi salienti della XV legislatura.
Ricordo in quanti siamo andati alle urne sentendo il dovere di allontanare il rischio di un nuovo governo Berlusconi, e con lui tutte le sue leggi vergogna e il rosario di sciagure che ci ha imposto a proprio vantaggio. RitenendoLa persona onesta leale e capace, gli elettori confidavano nella realizzazione di almeno una buona parte delle 280 pagine del programma dell'Unione, dove già a pagina 18 si parla di conflitto d¹interessi.
Questa non era una vaga promessa ma un impegno sacrosanto che si assumeva coi Suoi elettori. Un impegno ribadito con forza subito dopo la vittoria elettorale, e prima di vestire la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri. Ne è passato del tempo, quasi due anni, ma di questo programma solo una parte ha visto la luce. Oltretutto, sui problemi più scottanti non si è neppure iniziato un dibattito, anzi si sono accantonati come si fa con i quesiti fastidiosi. Come mai? Da cosa è stato causato questo 'accantonamento' dei molti problemi? Io mi rifiuto assolutamente di ritenerLa un giocoliere da Porta a Porta, che fa contratti con gli italiani e poi se la ride alle loro spalle. Temo piuttosto che Lei non abbia potuto tener fede al Suo programma perché a qualcuno della coalizione di sinistra o, meglio, sinistra-centrodestra non andava bene.
Il Suo torto Presidente, mi permetta l'ardire e mi scusi, è stato quello di non denunciare subito, pubblicamente, le difficoltà in cui si veniva a trovare, a costo di recarsi in televisione e, a reti unificate, svelare la situazione, con un discorso tipo questo: "Mi rivolgo a voi, cittadini democratici che mi avete eletto vostro Presidente certi che avrei mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. Promesse che era mia profonda intenzione attuare, ma purtroppo mi è stato impedito. Sto a Palazzo Chigi, sì, ma in una condizione che ben si potrebbe definire di 'libertà limitata'. I miei custodi sono coloro che non gradiscono cambiamenti sostanziali. Essi anelano piuttosto a poltrone, privilegi e affari. Ecco i nomi: ..." e doveva fare veramente i nomi, caro Presidente! Credo che Lei, Presidente, più di una volta abbia pensato veramente di dar fiato a questa denuncia, ma il senso di responsabilità e il timore per un futuro negativo per il Paese glieLo hanno impedito.
Però a questo punto, Lei non se ne può andare con un indice di gradimento che non si merita, come non merita che si provino sfiducia e senso d'ironia verso la Sua persona. Quante volte è stato insultato, disprezzato e profondamente offeso?
No, non può andarsene così, tra i lazzi di tanti rozzi-cafoni che ahimè ci accompagneranno negli anni futuri. La rispetto troppo per accettarlo.
Caro Presidente, lei ha il dovere, l'obbligo di riacquistare la credibilità e la considerazione che si merita. C'è una sola strada da percorrere, anche se faticosa. Ma lo deve al Paese: fuori i nomi di chi Le ha impedito di portare a termine gli obiettivi prefissati e soprattutto le subdole scantonate ricattatorie con le quali è stato indotto ad affossare le parti essenziali del programma. E' indispensabile che i Suoi elettori siano consci d'ogni pressione alla quale ha dovuto adattarsi e cedere. Dobbiamo sapere quali sono gli onorevoli che, sia in Parlamento che al Governo hanno materialmente fatto opposizione alla realizzazione di misure fondamentali per il cambiamento del nostro Paese.
È un diritto che ci spetta. E Lei, professor Prodi, questo atto ce lo deve. Non solo per onorare la nostra lealtà ma anche la Sua. Il suo silenzio è sicuramente un gesto di fair play nei confronti dei suoi avversari, ma in questo modo ci lascia nelle loro mani!
Chi Le ha imposto quel numero spropositato di sottosegretari, ministri con portafoglio e senza portafoglio?
Chi si è opposto all'abbattimento dei costi della politica?
Chi ha bloccato, nei fatti, la più severa applicazione della riforma in materia di sicurezza sul lavoro?
Chi sono le persone che hanno vanificato la realizzazione dei Dico?
Chi ha voluto la vergogna dell'indulto di tre anni?
Chi le ha tirato la giacchetta per tentare di portare a termine una legge-bavaglio sulle intercettazioni?
Chi ha voluto il commissario De Gennaro a Napoli, il super-poliziotto di buona memoria alcuna in materia di gestione dei rifiuti?
Chi si è messo di traverso per bloccare la tassazione delle rendite finanziarie?
Chi ha impedito un serio confronto sulle missioni all'estero? E sulla base di Vicenza?
Chi Le ha fatto ingoiare l'accettazione di quel impegno capestro?
Tutte scelte soltanto Sue?
Ma chi ci può credere?!
Come diceva Socrate: "Solo rovesciando la tunica lisa si può leggere con chiarezza la storia di chi l'indossava".
Quindi sarebbe davvero utile che Lei spiegasse pubblicamente a tutti i cittadini italiani le vere ragioni che hanno portato prima al giornaliero logoramento e poi alla caduta del Governo da Lei presieduto. Non può tacere i motivi veri della crisi, altrimenti permetterebbe che coloro che hanno deliberatamente affossato il Suo Esecutivo, possano tranquillamente continuare ad abbattere qualsiasi tentativo serio di modificare la situazione di grave deterioramento, politico, economico e sociale, del nostro Paese.
E non mi riferisco soltanto a responsabilità dell'opposizione ben organizzata (questo è il mestiere del polo conservatore!) ma piuttosto al tradimento messo in atto da elementi di governo in combutta con ambigui faccendieri. Se non si assume, una volta per tutte, il coraggio politico di fare chiarezza, ci troveremo come sempre a roteare nel cerchio dell'ignavia, dal quale non si uscirà mai. Le avvisaglie di questo torbido clima, che alla fine ci ha portato alla débâcle, ci erano apparse palesi fin dall'inizio di questa Legislatura: dal primo giorno in Senato, quando dovevamo eleggerne il Presidente.
Si ricorda le tre votazioni andate a vuoto? Tre votazioni! Per tre volte i Suoi senatori, sbagliavano il nome o il cognome: Franco Marini (il prescelto) con Ignazio Marino con l'aggiunta di schede bianche. Insomma, i numeri non c'erano. La seduta è finita a tarda notte senza nulla di fatto. Quando, novella senatrice, chiedevo: "Ma che sta succedendo? Come può accadere che sbaglino? Non è difficile!", mi si rispondeva: "Qualcuno della nostra coalizione manda messaggi: richieste rivolte al Presidente del Consiglio. Vogliono qualcosa, stanno bussando e attendono risposta come a tre sette! Finché non l'avranno ottenuta, niente Presidente!". "Ho capito!" ho esclamato. E' un gioco al ricatto! Mio Dio, ma dove sono capitata?! E' questa la politica?"
Se tanto mi dà tanto mi domandavo: quante telefonate in codice avrà ricevuto, Presidente, e pressioni, e messaggi: "Io do, tu mi dai; noi ti appoggiamo, tu ci favorisci. Quanti sottosegretari sei disposto a sistemarci? Quanti ministeri? Quali favori?". Insomma, la solita danza da pochade con porte, portoni e portali che si aprono e chiudono in tempo e contrattempo. Temo che tutto quanto è successo sotto i miei occhi da neofita stupita, in questi 23 mesi si sia ripetuto a tormentone: "O mi favorisci o mi astengo e tu inciampi e vai giù piatto a terra".
La partita è chiusa, d'accordo.
E che facciamo? Ce ne andiamo mesti per non aver reagito con solerzia all'andazzo del prender tempo nella speranza d'arrangiare ogni situazione? Io non credo si possa rimontare da sotterrati. So che è duro, ma questo è il tempo di non accettare supinamente, senza un moto di orgoglio, d'esser gettati nella discarica dei refuses politici e soprattutto è ora di denunciare le responsabilità di chi all'interno della coalizione ha remato contro, trascinando il Paese a questa rovina, evitando di incolpare la malasorte che sghignazza sempre nell'angolo basso della storia.
Ora è "solo" Presidente. E' il Suo momento. Lei deve finalmente parlare. Deve dare una risposta decisa alla domanda che in tanti Le poniamo: "Perché non ha reagito alle imposizioni ricattatorie da subito? Perché non si è impegnato con tutte le sue forze e sul conflitto d'interessi e sulle leggi vergogna?".
Attendiamo in TANTI una risposta.
Con stima,
Franca Rame
sabato 2 febbraio 2008
In un volto che ci somiglia...viaggio nella Costituzione
venerdì 1° febbraio Rai Due palcoscenico ha trasmesso In un volto che ci somiglia...viaggio nella Costituzione. Finalmente un vero squarcio di tv alta e impegnata: uno spettacolo che va oltre il teatro, un ipertesto che dimostra la sua versatilità anche nell’avvicendarsi di grandi interpreti: Monica Guerritore, Umberto Orsini, Massimo Popolizio, e prima ancora Paola Cortellesi e Luca Zingaretti.
Ragionare sulla Costituzione significa intraprendere un viaggio alle fonti del liberalismo e della democrazia, ben sapendo che quella del viaggio é un’esperienza fondamentale della politica moderna: basti pensare al viaggio nelle istituzioni americane di Tocqueville o a quello elettorale di De Sanctis o al viaggio in motocicletta del giovane Ernesto Guevara, per non dire del viaggio elettorale di Günther Grass, al seguito di Willy Brandt, nella Germania della guerra fredda e dell’Ostpolitik. E ancora Carlo Levi, con il suo andare per città e campagne, attraverso le “mille patrie” della penisola, a ritrovare “nell’aspetto dell’Italia, non soltanto le infinite realtà particolari, le innumerevoli vite individuali e il tessuto dell’esistenza, ma tutta la memoria in un volto che ci somiglia...".
Riporto dunque il discorso sulla Costituzione di Calamandrei, del quale nello spettacolo sono stati riportati molti brani. Ringrazio per le fonti il sito dell'Associazione culturale La terza isola, che ha contribuito alla realizzazione dello spettacolo.
È possibile vedere il video dello spettacolo sul sito della Rai.
Nel caso non riusciate a vedere il video è possibile scaricare il plugin dalla pagina del sito di Firefox.
Piero Calamandrei (1889-1956), discorso agli studenti milanesi (1955)

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino ipaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.
È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono... Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.
E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica...
Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sepere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani...
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.
giovedì 13 dicembre 2007
I Paperon de' Paperoni sfruttano i minori - La realtà della Walt Disney Store

A voi tutte mamme, soprattutto in vista dei regali natalizi, segnalo un articolo importante sul comportamento della Walt Disney nelle fabbriche di Haiti, dove presso la Megatex e la Waterbury Garment di Port Au Prince si assemblano gli articoli della serie Winnie the Pooh e di altri famosi personaggi in codizioni disumane.
Un approfondimento a questo link.
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
Non tutti forse sono a conoscenza delle brutture che si nascondono dietro la Walt Disney. E' oramai una delle multinazionali più potenti del pianeta ed ha le mani in pasta in molti settori strategici, a partire dal settore dei media per estendersi in quello tessile ed edilizio.
Ho visionato delle foto di alcuni stabilimenti di Haiti, praticamente una baraccopoli nella quale i "lavoratori" vengono pagati 27 centesimi l'ora, confezionando IN PIEDI E PER DIECI ORE AL GIORNO, felpe di vari personaggi disneyiani. Possono andare al bagno al massimo due volte al giorno, praticamente schiavismo bello e buono.10 minuti rappresentano la pausa pranzo. Tra le fila delle operaie, i guardiani, con continui urli, percosse e molestie, fanno la loro parte perché la produzione vada avanti.
Inoltre se un'operaia si ammala, non ha diritto a nessuna retribuzione.
Nelle sue fabbriche la Disney reprime ogni forma di protesta contro tali condizioni, infatti chiunque provi a protestare in qualsiasi modo, viene immediatamente licenziato.
In maniera brutale la Disney discrimina le donne. Ad Haiti non sarebbe legale licenziare le donne incinte, ma i padroni hanno trovato comunque un sistema per evitare il costo e il disturbo della maternità trasferendo le donne in attesa a compiere lavori sempre più pesanti, in modo da far sì che le stesse abbandonino il lavoro di spontanea volontà.Fra l'altro il salario giornaliero permette praticamente di pagare a malapena un autobus.
Così mentre ci rechiamo con i nostri bambini nei Disney Store per acquistare un giocattolo nuovo moltissime persone stanno soffrendo per confezionare quegli stessi prodotti che in maniera incauta porteremo a casa.
Per ora la Disney nega ogni addebito, sbandierando la deontologia professionale che impedirebbe alla società di utilizzare lavoro minorile o sottopagato. Le cose si sono complicate ulteriormente per il fatto chenon è direttamente la Disney a gestire gli stabilimenti haitiani. La produzione tessile è in sub- appalto a due società statunitensi,che a loro volta si appoggiano aad altre ditte che lavorano in Haiti, insomma un sistema di scatole cinesi che facilita il passaggio della palla sulle responsabilità. Se la Disney afferma di non aver riscontrato irregolarità durante le ispezioni, le società che gestiscono l'appalto si trincerano dietro le regole del mercato: Haiti può offrire solo manodopera a basso costo; alzare gli stipendi significa perdere competitività e conseguentemente lavoro.
Identiche condizioni sussistono anche in Birmania.
Insomma la vecchia frase non è tutto oro quel che luccica ci rimanda al solito vecchio discorso:dietro a tanti lustrini si nasconde l'orrore.
Personalmente ho deciso di non acquistare più nulla marcato Disney, trovandone disumane condotta e moralità.
giovedì 29 novembre 2007
"Schiavi" della tecnologia
la parola Coltan, vi dice niente? Ebbene, il coltan è una specie di sabbia nera leggermente radioattiva formata dai minerali di colombite e tantalite dalla cui contrazione deriva il nome "coltan".
Dal coltan viene estratto il tantalio, un metallo raro, molto duro e resistente alla corrosione, usato per la costruzione di turbine aeronautiche e per la fabbricazione di condensatori elettrici di piccole dimensioni. E' usato per aumentare la potenza degli apparecchi riducendo il consumo di energia.
Da componente indispensabile per la produzione missilistica e nucleare e per il settore aereospaziale, oggi è il "genere di prima necessità" più ricercato dai produttori di telefonia mobile. Cellulari, cerca-persone, personal computer, videogames, ma anche materiali ad uso chirurgico per funzionare hanno bisogno dei microcondensatori al tantalio.
Ha un peso simile a quello dell'oro e pressappoco lo stesso valore. L'80% delle riserve mondiali di coltan si trovano in Africa e l'80% di queste sono in Congo.
Strana coincidenza, la guerra civile scatenata in Congo (ex Zaire, oggi, ah ah, Repubblica Democratica) negli anni recenti per spartirsi in realtà il controllo di questa preziosissima risorsa.
Siamo noi gli schiavi tecnologici, allora? No! Sono chi oggi lavora nelle miniere di Coltan del Congo: l'industria mineraria estrattiva in Congo funziona così, udite udite.
1) Sfruttamento al limite della schiavitù dei minatori, una gran parte dei quali sono bambini e giovani ragazzini
2) Sicurezza sul lavoro paradossale: in molte miniere l’estrazione si svolge in situazioni di costante pericolo di vita per i minatori costretti ad addentrarsi per cunicoli sottoterra e a scavare con mani e (se va bene) qualche utensile
3) Trasporti della materie prime in certe miniere sono a spese degli scavatori (che si fanno i kilometri gratis a piedi con sacchi di 50Kg di pietre sulle spalle)
4) Valore sul mercato medio di 50kg di minerale: 400 dollari. Paga giornaliera di uno scavatore: 5 dollari (quando va bene)
5) I militari gestiscono un vero e proprio racket alternativo di distribuzione dello stagno grazie a furti, violenze e a soprusi nei confronti dei minatori/trasportatori
6) Con i soldi derivanti dalla vendita di questi metalli all’occidente vengono in loco alimentate la corruzione e il commercio di armi (e guerre annesse).
7) L’estrazione spesso comporta la distruzione di interi riserve naturali a discapito dell’ambiente e delle specie animali che vi abitano (come i gorilla)
8) Da alcune ONG sono stati documentati episodi di violenze, stupri, omicidi, torture e arresti arbitrari legati al mondo dell’estrazione di tali minerali.
Ovvia, GODIAMO PER I NOSTRI TELEFONINI, eh? Se ci riesce... Forse sarebbe meglio da ora in poi non andare in sollucchero per ogni nuovo modello che esce, ma usare il nostro fino alla fine fisica della sua vita naturale... o no?
Ringrazio Eco Blog per i materiali e le fonti
martedì 27 novembre 2007
Miglioriamo la legge sui congedi per malattia dei figli

L'associazione Genitoriche ritiene un diritto fondamentale del bambino potere avere l'assistenza di un genitore in caso di malattia.
A questo scopo propone una petizione per aumentare e rendere retribuiti i giorni di congedo attualmente previsti dalla normativa.
Vai alla petizione e visiona i materiali della campagna
martedì 20 novembre 2007
Itaca
Quando farai vela per Itaca desidera che la strada sia lunga, piena di avventure, piena di esperienze. Non temere i Lestrigoni, i Ciclopi, né l’ira di Nettuno: niente di simile mai troverai sulla tua strada se la tua mente naviga alta, e scelta è l'emozione che tocca la tua anima e il tuo corpo.
Non incontrerai i Lestrigoni né i Ciclopi, né il feroce Nettuno se non li porti dentro il tuo cuore, se non li innalza il cuore davanti a te.
Desidera che la strada sia lunga, e siano numerosi i mattini d’estate in cui con gioia – oh, quale gioia! – tu entrerai in porti visti per la prima volta. Fai scalo agli empori Fenici e acquista quanto hanno di più bello: coralli e madreperle, ebano, ambra e voluttuosi profumi d'ogni specie: compra voluttuosi profumi, quanto più puoi.
In Egitto visita molte città, e non smettere mai d’imparare dai loro sapienti. Sempre Itaca ci sia nella tua mente: arrivarci è il tuo destino.
Ma non affrettare il tuo viaggio: meglio che duri lunghi anni, e vecchio tu giunga all'isoletta già ricco di quanto hai guadagnato lungo la strada, senza aspettare ricchezze da Itaca: Itaca t'ha dato il bel viaggio; senza di lei non ti mettevi in cammino, altro non ha da darti. Anche se la trovi povera, Itaca non t’ha ingannato: così saggio come sei dopo tante esperienze, ormai hai capito cosa significa viaggiare in cerca d’Itaca.
Konstantin Kavafis

